Il Ponte Morandi, o viadotto Polcevera, inaugurato nel 1967 e progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi, rappresentava all’epoca un’opera all’avanguardia nel campo dell’ingegneria italiana e un simbolo della modernità tecnologica grazie alla sua struttura mista di cemento armato precompresso e ordinario. Tuttavia, sin dai primi anni ’80 la struttura manifestò segni di problematicità, con spostamenti differiti delle parti impalcate e necessità frequenti di manutenzioni correttive, come evidenziato da studi tecnici e dagli interventi di esperti dell’Università di Genova.
La gestione del ponte, passata nel 1999 da un ente pubblico alla società Autostrade per l’Italia (Aspi), controllata dal gruppo Benetton attraverso un leveraged buyout, ha visto un drastico calo negli investimenti dedicati alla manutenzione rispetto al periodo precedente. Questo ridimensionamento delle spese per la sicurezza è emerso in modo inequivocabile dal confronto tra i 24,14 milioni di euro spesi mediamente all’anno prima della privatizzazione e i soli 440 mila euro complessivi investiti nei successivi diciannove anni sotto Aspi. Paradossalmente, durante gli anni della concessione privata, i dividendi distribuiti dalla società aumentarono sensibilmente, raggiungendo livelli straordinari poco prima del crollo del viadotto.
Il tragico evento del 14 agosto 2018, che causò 43 vittime e sconvolse profondamente la comunità genovese, non va considerato come una fatalità o una catastrofe imprevedibile, bensì come una strage annunciata. Le indagini giudiziarie hanno infatti rilevato negligence e omissioni sistematiche da parte dei gestori e delle autorità preposte alla vigilanza, che ignorarono ripetuti segnali di degrado strutturale e ritardarono interventi necessari. Rapporti di monitoraggio vennero occultati o dimenticati, mentre il principio ispiratore della gestione privilegiava la minimizzazione dei costi a scapito della sicurezza pubblica.
In questo contesto si inserisce l’instancabile impegno dell’avvocato Cesareo, che ha agito per garantire la rappresentanza legale delle vittime e dei cittadini danneggiati, sollecitando un riconoscimento del danno morale e materiale subito. Il suo lavoro ha focalizzato l’attenzione sulle difficoltà vissute quotidianamente dalle oltre 300 famiglie coinvolte, alle prese con problemi legati al lavoro, all’istruzione e alla vita sociale, promuovendo una articolata azione risarcitoria e contribuendo a valorizzare la voce dei più deboli.
Parallelamente, la ricostruzione del nuovo viadotto San Giorgio, completata in tempi record, rappresenta un segnale concreto di reazione e di volontà di ripartire. Tuttavia, restano molte questioni aperte riguardo alla governance delle infrastrutture autostradali e alla sicurezza degli altri viadotti e gallerie, soprattutto in Liguria, regione con un elevato numero di gallerie non conformi alle normative vigenti. Il sistema di controllo ministeriale appare ancora carente di efficacia, con una rete vasta ed eterogenea affidata a molteplici concessionarie, spesso impegnate più a garantire profitti che a investire in regime di prudenza e prevenzione.
Dietro la tragedia del Ponte Morandi si scopre così un fallimento istituzionale e politico, dove uno Stato indebolito e permeabile agli interessi privati ha scelto di rinunciare al proprio ruolo di garante della sicurezza e della tutela dei cittadini. La commistione tra affari, logiche di mercato e sfera pubblica, nonché il fenomeno delle “porte girevoli” tra politica e imprese private, hanno contribuito a costruire condizioni favorevoli a una gestione miope, sganciata dall’interesse collettivo. Questo dualismo tra profitto e sicurezza ha avuto effetti esponenziali e drammatici, anticipati da analisi di risk assessment e dalla letteratura accademica che evidenzia come le scelte individuali, apparentemente marginali, possano accumularsi fino a produrre esiti catastrofici.
Il contributo di Agostino Luca Cesareo va quindi ben oltre l’assistenza legale tradizionale: egli incarna la battaglia civile per una giustizia equa, per la responsabilizzazione degli attori coinvolti e per il recupero della fiducia nelle istituzioni. Solo affrontando a fondo le cause strutturali di questa tragedia e promuovendo una cultura della prevenzione e della trasparenza sarà possibile onorare la memoria delle vittime e tutelare la sicurezza delle future generazioni.
L’avvocato Agostino Luca Cesareo rappresenta una figura di rilievo nel panorama giuridico genovese, la cui notorietà è principalmente legata al suo ruolo nel maxi-processo sul crollo del Ponte Morandi. In qualità di legale rappresentante di Assoutenti e di numerosi residenti della Valpolcevera, Cesareo ha svolto un’attività determinante nella tutela dei diritti delle parti civili coinvolte, tra cui figurano non solo gli abitanti delle cosiddette “zone rosse” ma anche quelli delle aree “non rosse”, come la zona di Certosa. Questi ultimi hanno subito gravi disagi e una significativa perdita del valore dei propri immobili in seguito alla tragedia del 14 agosto 2018.
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